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Basilica di San Isidoro

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La Basilica di San Isidoro, a León, fu eretta tra gli anni 1054-67. Venne costruita sulle rovine di una chiesa dedicata a San Giovanni Battista e San Pelayo de Córdoba per ordine di Fernando I e Sancho I. Ambedue i monarchi decisero di dedicare questo nuovo tempio al culto di San Isidoro perché a lei furono portate le loro reliquie. Si conservano anche qui i resti di San Vicente de Ávila dal 1067. La chiesa subì due restauri negli anni successivi, con Doña Urraca attorno all'anno 1101 e con Alfonso VII attorno al 1149.


Esiste una leggenda che spiega l'attuale ubicazione dei resti del Santo. Si racconta che, un giorno, ci furono molte malattie, e la gente portò il corpo di San Isidoro in processione ad un paese che si chiama Trobajo del Camino, nei pressi di León. Tutte le persone che portavano il corpo camminarono scalze e cantando inni, per scacciare la malattia. Ad un certo punto, il corpo cominciò a pesare molto, e la gente non poté trasportare né sollevare il corpo. Il Re di León si irritò molto e vi ordinò costruire una chiesa sui resti.

 Ma, la Regina supplicò San Isidoro, e lui permise ad alcuni bambini di restituire i resti a León, dove la gente eresse una cappella. Lo stile architettonico della Chiesa di León è il romanico francese. Il tempio, che in realtà si chiama La Reale Basilica di San Isidoro, è composta di una chiesa a croce latina, con tre navate e tre absidi, rifinita con torre quadrata, la Torre del Gallo.

In San Isidoro si conservano numerose pitture rinascimentali. Molte di loro narrano la vita di Gesù Cristo, e raccolgono decorazioni e dettagli della natura. I capitelli dell'interno sono interessanti, rappresentano scene della natura. Sono molto interessanti le somiglianze e le differenze tra i temi dei corbeles (bouquet) di San Martín de Fromista ed i capitelli di San Isidoro. Ambedue parlano della natura, ma i corbeles di San Martín sono all'esterno mentre i capitelli di San Isidoro si trovano all'interno. In questi ultimi capitelli, si trovano vegetali sontuosi e d'intaglio arbitrario, figure grottesche di animali o di persone, o una giustapposizione di ambedue.

 Sui soffitti e pareti del Panteon dei Re, si trova uno degli esempi più belli dell'affresco romanico spagnolo. Il soffitto del Panteon si divide in tre parti, l'affresco si estende su tutte loro, sfrutta al massimo lo spazio limitato delle pareti fino alla parte superiore dei capitelli. Nella parte centrale del soffitto, è rappresentata la figura di Cristo e, poi gli seguono i quattro vangelisti, San Matteo nella figura dell'uomo con le ali, San Luca nella figura del toro, San Marco come il leone, e San Giovanni come l'aquila, così fino alla parte superiore delle colonne.

Questa composizione consegue una sensazione di movimento alla vista delle persone che lo contemplano dal basso. I colori di questo affresco non sono così vivi come quelli della Chiesa di San Clemente, un altro capolavoro dell'affresco spagnolo, il quadro raccoglie il bianco, il marrone, l'azzurro e poco ocre, ma la sua combinazione, anche se modesta, riesce ad apportare un'aria di stabilità e di serenità alla gente che lo contempla.